Crisi della teoria indennitaria e interesse del curatore all’azione revocatoria
Pubblicato il 18/06/17 05:14 [Doc.3247]
di Redazione IL CASO.it




Tribunale di Milano, 26 maggio 2017. Giudice Filippo D’Aquino.

Fallimento – Revocatoria fallimentare – Difetto di interesse ad agire del curatore – Mancanza di creditori che possano beneficiare dell’apporto di liquidità conseguente all’azione

L’interesse ad agire in revocatoria può ritenersi o meno esistente a seconda se, in sede di riparto fallimentare genericamente inteso, vi siano o meno altri creditori concorrenti al momento della decisione della causa che possano beneficiare della liquidità ricavabile dall’esercizio dell’azione, con la precisazione che l’esistenza di tali creditori può risultare da un riparto anche solo virtuale, negando la sussistenza dell’interesse ad agire del fallimento attore ogni qualvolta, nell’ambito del giudizio ordinario di revocatoria, sia data la prova che in sede fallimentare i beneficiari dell’azione non sarebbero altri creditori, ma lo stesso convenuto in revocatoria.

Deve pertanto ritenersi fondata l’eccezione di difetto di interesse ad agire del curatore, nel caso in cui quest’ultimo non dimostri la sussistenza di altri creditori poziori che si siano insinuati al passivo prima della conclusione del giudizio.

[Nel caso di specie, l'avvenuto deposito del progetto di ripartizione, nel quale si è proceduto a soddisfare creditori persino postergati al convenuto in revocatoria, ha reso manifesta la mancanza di interesse del fallimento alla prosecuzione di un'azione dalla quale avrebbe tratto beneficio lo stesso convenuto.]


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