La diffida o la domanda giudiziale non sono sufficienti per obbligare alla rimozione dei contenuti illeciti dalla rete
Pubblicato il 16/05/19 00:00 [Doc.6233]
di Redazione IL CASO.it



Nell'ambito dei servizi delle societ├á dell'informazione, la responsabilit├á in materia di eliminazione dei contenuti nell'ambito del c.d. "caching", attivit├á consistente nel trasmettere su una rete di comunicazione informazioni fornite da un destinatario del servizio, disciplinata dall'art. 15 del d.lgs. n. 70 del 2003, sussiste in capo al prestatore di servizi che non abbia provveduto alla immediata rimozione dei contenuti illeciti, quando l'autorit├á amministrativa o giurisdizionale gli abbiano intimato di procedervi; diversamente, al prestatore del servizio che fornisca una mera attivit├á neutrale di "caching", la legge non richiede di rimuovere spontaneamente determinati contenuti sol perch├ę reso edotto della loro natura illecita mediante una diffida extragiudiziale o la proposizione di una domanda giudiziale.


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