Importante sentenza della Cassazione sulla natura delle criptovalute nei sequestri per reati tributari.
Pubblicato il 23/01/25 08:36 [Doc.14155]
di Redazione IL CASO.it


di Studio Capaccioli - Dottore Commercialista - Founding Partner at COINLEX.Studio Capaccioli


La Suprema Corte (sent. 1760/2025) ha annullato con rinvio un'ordinanza che aveva convalidato il sequestro probatorio di Bitcoin quale "profitto" di un reato tributario ex art. 4 D.Lgs. 74/2000.

Principio chiave: non è legittimo un sequestro probatorio "per equivalente" di criptovalute quando il profitto del reato è quantificato in euro (nel caso specifico, imposta evasa di €120.638,20).

La Corte ribadisce che le criptovalute:
- Non hanno corso legale
- Non svolgono le funzioni tipiche della moneta
- Sono soggette a continue fluttuazioni di mercato
- Non hanno potere liberatorio nei pagamenti.
Una pronuncia che inizia a tracciare una strada sul corretto inquadramento giuridico delle valute virtuali nel diritto penale tributario.

In allegato la sentenza

 


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