La Corte di Giustizia ritorna sul caso Taricco: il principio di legalità prevale sulla disapplicazion
Pubblicato il 05/12/17 11:54 [Doc.4004]
di Redazione IL CASO.it



Segnalazione e massima a cura del Dott. Giuseppe Buffone

Corte Giust. UE, Grande Sezione, sentenza 5 dicembre 2017, Pres. K. Lenaerts, presidente, rel. J.L. da Cruz Vilaça (Causa C-42/17, MAS, MB)

«RINVIO PREGIUDIZIALE – ARTICOLO 325 TFUE – SENTENZA DELL’8 SETTEMBRE 2015, TARICCO E A. (C?105/14, EU:C:2015:555) – PROCEDIMENTO PENALE RIGUARDANTE REATI IN MATERIA DI IMPOSTA SUL VALORE AGGIUNTO (IVA) – NORMATIVA NAZIONALE CHE PREVEDE TERMINI DI PRESCRIZIONE CHE POSSONO DETERMINARE L’IMPUNITÀ DEI REATI – LESIONE DEGLI INTERESSI FINANZIARI DELL’UNIONE EUROPEA – OBBLIGO DI DISAPPLICARE QUALSIASI DISPOSIZIONE DI DIRITTO INTERNO CHE POSSA PREGIUDICARE GLI OBBLIGHI IMPOSTI AGLI STATI MEMBRI DAL DIRITTO DELL’UNIONE – PRINCIPIO DI LEGALITÀ DEI REATI E DELLE PENE»

L’articolo 325, paragrafi 1 e 2, TFUE dev’essere interpretato nel senso che esso impone al giudice nazionale di disapplicare, nell’ambito di un procedimento penale riguardante reati in materia di imposta sul valore aggiunto, disposizioni interne sulla prescrizione, rientranti nel diritto sostanziale nazionale, che ostino all’inflizione di sanzioni penali effettive e dissuasive in un numero considerevole di casi di frode grave che ledono gli interessi finanziari dell’Unione europea o che prevedano, per i casi di frode grave che ledono tali interessi, termini di prescrizione più brevi di quelli previsti per i casi che ledono gli interessi finanziari dello Stato membro interessato, a meno che una disapplicazione siffatta comporti una violazione del principio di legalità dei reati e delle pene a causa dell’insufficiente determinatezza della legge applicabile, o dell’applicazione retroattiva di una normativa che impone un regime di punibilità più severo di quello vigente al momento della commissione del reato.


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