Forma scritta dell'accordo tra avvocato e cliente sull'entità del compenso professionale ex art. 2233, ult. comma, c.c.
Pubblicato il 14/02/20 00:00 [Doc.7203]
di Redazione IL CASO.it



Non integra il requisito della forma scritta ad substantiam, richiesto dall'art. 2233, ultimo comma, c.c. per l'accordo tra avvocato e cliente sull'entità del compenso professionale una lettera indirizzata dal professionista al cliente nel quale il primo riepiloghi le cause che, fino a quel momento, aveva seguito per conto del cliente e quantifichi compensi che gli erano dovuti per tali attività, precisando che si trattava di posizioni per le quali erano "stati concordati i relativi importi dovuti". Anche a voler attribuire a tale dichiarazione valenza di confessione stragiudiziale del convenuto essa non sarebbe idonea ad integrare il predetto requisito formale atteso che, secondo il consolidato orientamento della Cassazione: "Quando, per l'esistenza di un determinato contratto, la legge richieda, a pena di nullità, la forma scritta, alla mancata produzione in giudizio del relativo documento non può supplire il deposito di una scrittura contenente la confessione della controparte in ordine alla pregressa stipulazione del contratto "de quo", nemmeno se da essa risulti che quella stipulazione fu fatta per iscritto" (ex plurimis Cass. sez. II, 21/02/2017, n.4431). Tale principio peraltro non è esattamente attinente al caso di specie atteso che la dichiarazione in esame fa riferimento alla conclusione di un accordo orale e non scritto sul compenso. La conseguenza è che il compenso spettante all'avvocato in tale caso va determinato sulla base dei parametri forensi. (riproduzione riservata)


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